Emmy Awards: un sorprendente dito medio rivolto al patriarcato

No non siete tornati indietro nelle piazze piene di giovani fanciulle che protestano con cartelloni provocatori indossando camicie petalose (sì, alla fine lo si usa).

È questo il titolo che Vanity Fair ha dato alla serata degli Emmy Awards 2017. Quindi perché non copiarlo? Ma noi vi spieghiamo anche il perché del mondo, quindi vi raccontiamo in breve perché questa notte dei premi televisivi statunitensi tenutasi domenica è stata all’insegna del femminile, in tutto il suo potere ed in tutte le sue storie sussurrate.ù

Le serie tv più premiate sono risultate infatti The Handmaid’s Tale (miglior serie drammatica, ed altri cinque premi) e Big Little Lies (miglior miniserie più altre tre donne alate dorate, dicasi anche statuette).

Quest’ultima vede protagonista tra le altre Nicole Kidman (miglior attrice protagonista di miniserie) nel ruolo di un donna che subisci abusi. Ed è proprio il corpo ed il racconto di mani e messaggi malati su di questo, il centro di The Handmaid’s Tale. La sceneggiatura di questa serie è tratta dal romanzo distonico di Margaret Atwood e narra di una società, ipotizzando gli Stati Uniti, governata da un regime di poteri misogini ed estremisti che puntano al ritorno ai valori tradizionali. Ad una società pura. Non tanto quanto i loro pensieri evidentemente.

Silenzioso ma mai assente nel sarcasmo della serata il President, The Donald. Forse il grande protagonista, o antagonista, del racconto di questi Emmy.

Altre grandi protagoniste sono state sotto i riflettori del palco del Microsoft Theater di Los Angeles: ritroviamo il trio compatto di 9 to 5 (Jane Fonda, Lily Tomlin e Dolly Parton) allora oppresse dal maschilismo da scrivania, ora si rifiutano di essere controllate da un bigotto sessista ipocrita, falso ed egoista. Descrizione completa. Indovinello facile. Niente? Vedi sopra citato.

Ha salito i gradini del palcoscenico anche Lena White (prima sceneggiatrice donna e di colore ad esssere nominata ed a vincere questo premio), protagonista di Master of None, ed anche sceneggiatrice dell’episodio semi autobiografico “Thanksgiving” in cui racconta il suo comincia-out di fronte ad un tacchino farcito. Le serviranno parecchi tacchini. La comunità LGBT è stata rappresentata dal premio conferito all’epidodio San Junipero di Black Mirror sull’amore di due ragazze che sfidano le convenzioni sociali.

Ok. Non sono stata breve, ma potete chiudere questo articolo canticchiando

I am woman, hear me roar

In numbers too big to ignore

And I know too much to go back an’ pretend

‘Cause I’ve heard it all before

And I’ve been down there on the floor

No one’s ever gonna keep me down again.

Margherita Criveller

Nata prima del 2014, racconta il mondo dal suo punto di vista e sotto sotto ti disprezza un po'.

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