Vademecum per la maturità vista da un “maturo” che maturo non è

Non ho idea di che calzini stia indossando e non mi va assolutamente di controllare. Il fatto che non ricordi cosa ho indossato non più di due ore fa mi ha fatto riflettere su una cosa: è incredibile quanto alcuni ricordi svaniscano in un attimo, mentre altri siano vividi ed incredibilmente fissati nella nostra memoria.
La mente in questo si difende, perché ammassare tutti i ricordi sarebbe come mettere un aereo in un garage di una casa: disagevole e decisamente poco sicuro.

Bene, appurato che continuo a non ricordare il colore dei miei calzini, ho iniziato a scartabellare il mio archivio mentale in cerca di un segno di quei ricordi così tanto persistenti e mi sono accorto che uno su tutti spiccava notevolmente, quello dell’esame di maturità.

Che nome di merda “maturità”.

È cacofonico e incoerente: cacofonico perché è palese che suoni male come termine, incoerente perché non credo che la maturità di una persona si basi sulla capacità di incamerare nozioni, bensì in quella di elaborare una propria idea razionale del mondo. In questo senso la maggior parte dei “maturi” (io in primis) non è in realtà maturo, sebbene lo sia a livello strettamente burocratico.

Proprio perché sono maturo ed immaturo allo stesso tempo, ho deciso di raccontare la mia esperienza con l’esame, spiegando ai maturandi cosa non temere e di cosa aver paura invece:

Cosa non temere:

  • Le prove:
    tranquilli, si fa tutto, non è niente di così insormontabile. In 9 casi su 10 si riesce a fare un lavoro d’equipe con tutti gli altri compagni; nel decimo caso mi dispiace per voi, siete degli sfigati e non ci si può far niente. La prima prova è un tema come tanti altri, niente di così spaventoso; la seconda è una prova d’indirizzo e fidatevi, se uno come me ha fatto la versione di latino prendendo 12/15, tutto è possibile; la terza è questione di culo e sul culo non si possono fare valutazioni di sorta.
  • Il clima: se lo intendiamo come temperatura, c’è da correre ai ripari perché si muore di caldo, ma visto che si parla chiaramente dell’atmosfera che si respira, anche qui non c’è per niente da preoccuparsi. Passato l’impatto con la prima prova, generalmente ci si accorge che la situazione è decisamente più gestibile di quanto ci si aspettasse e quindi si inizia ad approcciarsi con molta più tranquillità. Un consiglio: evitate di prenderla troppo sottogamba, tipo “mi presento a scuola con costume ed infradito”, non è mai cosa gradita. Anche se fa caldo, non fatelo.
  • La questione del “si copia?”: si, più di quanto riusciate a immaginare. Fine del discorso.
  • Orale: l’esame orale non è un grandissimo dramma: i prof sanno già bene o male con che voto uscirete e faranno di tutto per confermare la loro previsione, con uno scarto di massimo uno o due punti verso l’alto o verso il basso. La tesina è il vostro momento, quello più teatrale, preparartelo al meglio e ricordatevi sempre di sorridere e guardare negli occhi chi vi si trova davanti. Il resto poi viene da sé, nessuno vi metterà mai tanto in difficoltà andando a cercare il pelo nell’uovo, anche perché non c’è il tempo materiale perché questo avvenga.

Cosa temere:

  • Attese infinite: preparatevi psicologicamente ad ore ed ore di attesa per iniziare le prove, consegnare le prove scritte (nel caso in cui finiate prima del tempo), entrare a fare l’orale. In situazioni come quelle, anche 10 minuti sembrano un anno, è importantissimo che manteniate la calma.
  • Voi stessi:
    questo è in assoluto il punto che dovete temere di più. Nessuno più di voi può decidere in positivo o in negativo l’esito della maturità e non è questione di conoscenze, sia chiaro. È più che altro questione di tenuta mentale: se avrete una tenuta di livello farete un figurone; se vi farete travolgere, sarà un grosso problema.
  • Zebre: sì, zebre.
    Vi spiego: nel corso delle prove scritte, potrebbe capitarvi di trovarvi davanti ad un termine, un procedimento matematico, un passaggio poco chiaro e lì dovrete fare attenzione. L’esempio delle zebre e dei cavalli, spesso utilizzato in medicina, qui calza a pennello: il fatto che un animale abbia quattro zampe, gli zoccoli e somigli ad una zebra, non vuol dire che sia necessariamente una zebra, potrebbe tranquillamente essere un cavallo. Allo stesso modo, spesso si opta per l’opzione più astrusa, quando ci passa sotto gli occhi quella più semplice, solo che non ce ne accorgiamo perché siamo presi da milioni di elucubrazioni mentali.
    In definitiva, molto spesso è un cavallo, raramente è una zebra, tenetelo a mente.

Questo era un piccolo vademecum pieno zeppo di ricordi e di esperienze personali che spero possa servirvi per affrontare la maturità, perché credetemi, il turbinio di emozioni che vivrete sarà bellissimo ed irripetibile, un qualcosa di esaltante! Mercoledì presentatevi armati prima di tutto di buona volontà e cercare di fare del vostro meglio, vedrete che ne uscirete soddisfatti.

Ps: ricordatevi il documento d’identità!

Pps: blu, i calzini che indosso sono blu.

Alessandro Ferri

Grasso, grassissimo, ma non per questo meno bello degli altri. 23 anni, quasi giornalista, iscritto ad una facoltà stupida, amo scrivere per mostrare al mondo il mio ego smisurato. Prima di tutto però, viene la bellezza e credetemi, ne siamo ben forniti qui.

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