7 domande a Mr. Doodle, l’artista che scarabocchia ovunque

Britannico, poco meno di una trentina d’anni, capelli rossi e “un disturbo ossessivo compulsivo per il disegno”. Si fa chiamare Mr. Doodle (in inglese, “scarabocchio”) e disegna, anzi, scarabocchia su qualunque cosa gli capiti sotto tiro. Libri, muri, camere da letto, lenzuola e perfino vestiti. Grazie al suo stile la “doodlemania” è impazzata sui social, dove Mr. Doodle ha un account Instagram e uno Facebook, e i suoi doodles stanno facendo il giro del mondo.

 

Pertanto, non appena siamo venuti a conoscenza di questo irriverente artista e di questo personaggio sopra le righe, abbiamo subito capito che non poteva presentarsi occasione migliore per rompere il tabù e intraprendere la prima intervista fuori dal confine dei Fuori di Testo.

 

E allora abbiamo tirato fuori il nostro miglior dizionario di inglese, una dose di british humour e ci siamo messi faccia a faccia con Mr. Doodle per una chiaccherata che speriamo possiate enjoyare.

 

 

1) Libri, vestiti, pareti. Perché disegnare sempre “doodles” (scarabocchi)? Qual è il loro significato e come hai avuto l’idea?

 

Amo disegnare doodles perché lo faccio istintivamente. Non sono mai vincolato sul prossimo disegno e posso disegnare nello stile che più mi viene spontaneo e che è una sorta di estetica dello scarabocchio. A volte i doodles hanno dei significati e sono legati in maniera latente a concetti e storie più ampie, ma voglio che il mio lavoro sembri in ogni caso libero e spontaneo, e che sia il risultato di un disegno a ruota libera. L’idea mi viene semplicemente pensando a ciò che sarebbe più divertente disegnare- penso sempre allo spettatore e a cosa vorrebbe vedere in un doodle- perciò disegno personaggi ridicoli e creature felici che fanno cose strane e divertenti, perché questo è il tipo di soggetto che amo.

 

2) Come scegli il tipo di doodle da disegnare? È solo ispirazione?

 

Seguo soltanto il mio istinto più intimo e cerco non pensarci troppo. Pensare e rimuginare eccessivamente fa morire la natura dei doodles.


3) Cosa significa essere un artista nel 21esimo secolo? Qual è il posto dell’arte nella realtà di oggi?

 

 

Credo che quello attuale sia un periodo molto interessante per essere un artista, è certamente il più accessibile che ci sia mai stato perché ci sono tantissimi strumenti che si possono utilizzare per creare arte. Per me, l’arte del 21esimo secolo significa usare qualunque cosa disponibile nel modo che più si ritiene opportuno, e attingere dalla tecnologia e da tutti gli strumenti che si hanno a disposizione. E avere un controllo pieno della propria carriera- gli artisti oggi possono fare molte più cose rispetto al passato, perciò devono sfruttare questa grande possibilità. Ma soprattutto penso che gli artisti debbano divertirsi, abbiamo il lavoro più bello del mondo, perciò non è il caso di rimuginare troppo, non c’è bisogno di farsi troppe domande. Cerco di divertirmi allo stesso modo in cui cerco di far divertire la mia audience.

 


4) Hai un profilo su Facebook e uno su Instagram. Come convive l’arte con i social media?

 

Si tratta di canali molto importanti, tante persone lo dicono, ma sono necessari per catturare l’attenzione del pubblico- se il lavoro di un artista viene condiviso da un gran numero di profili ma l’artista non ha un profilo in cui poter essere taggato allora come può attirare nuovi spettatori? Penso che questi profili online siano potenti e di grande aiuto per creare una community e interagire con essa, anche perché così facendo si ha la possibilità di conoscere nel dettaglio chi ti segue.

 

5) Come hai iniziato a fare arte? Quanti anni avevi?

 

Ero piccolissimo- ho iniziato a disegnare con i colori a matita sui blocchi da 500 di fogli A4. Amavo disegnare su fogli di carta molto grandi. Mi ispiravano i fumetti, i videogiochi e perfino i cartoni animati sulle scatole dei cereali. Quei disegni mi comunicavano qualcosa e mi hanno attratto verso questo mondo. Volevo creare personaggi dei videogiochi e dei film d’animazione, perciò buttavo giù tutte le mie idee su fogli di carta: era il modo più facile per esprimere le mie idee, perché odiavo farle rimanere nella mia testa senza che nessuno potesse vederle.


6) Qual è l’artista che ti influenza di più e perché?

 

Probabilmente Banksy. Perché amo il concetto che c’è dietro la sua arte e il modo in cui riesce a creare grande interesse per il suo lavoro, è molto più di un semplice disegno, c’è un’intera storia che viene raccontata dietro di esso. È insolito, nuovo ed emozionante e riesce a raggiungere chiunque, anche persone che non si interessano di arte.

 

7) Riusciremo in futuro a vedere il tuo lavoro anche in Italia?

 

Sarebbe magnifico- mi piacerebbe tantissimo intraprendere un tour mondiale e aggiungere l’Italia fra le destinazioni per mostrare a tutti i miei doodle. Se c’è un museo che può ospitarmi, fatemi sapere!   

 

Potete scoprire il lavoro di Mr. Doodle nel suo sito ufficiale (www.mrdoodle.com), nella sua pagina Facebook (https://www.facebook.com/itsthedoodleman) e in quella Instagram (https://www.instagram.com/mrdoodle/).

 

edoardo cesarini

20 anni, studente di Giurisprudenza, figlio, fratello, cugino, neo-zio e blogger. Qui per raccontare l'attualità a chi non sa un cazzo da chi non sa un cazzo. "Se oggi l'uomo non mangia più l'uomo, è soltanto perchè la cucina ha fatto dei progressi."

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