Abbiamo ascoltato Deja vu, il nuovo incredibile singolo di Roger Waters

Il nonno rock ex Pink Floyd anticipa un altro brano del suo album in uscita il 2 Giugno ed è una bomba pazzesca.

L’estate non è ancora iniziata e siamo già tartassati da despaciti vari ed eventuali che non possono essere tollerati in modo alcuno.

Così, tra un’ideale viaggio a Pamplona con Fibra e i Thegiornalisti ed un’avventura Tra le granite e le granate con Francesco Gabbani, di ritorno dalla deludente esperienza dell’Eurovision, le principali app di streaming musicale sono pienissime di tormentoni o presunti tali, che la prima volta sono simpatici, la seconda ti fanno impazzire e la terza già non li sopporti più, ha fatto la sua comparsa negli ultimi giorni una canzone dal titolo dance, probabilmente un altro pezzo da classifica senza un particolare significato: Deja Vu.

La previsione si è rivelata incredibilmente sballata quando sotto al titolo ha fatto capolino il nome dell’autore: Roger Waters.

Roger Waters? Quel Roger Waters? Quello dei Pink Floyd? Quello di The Wall, il tour andato sold out per nove sere consecutive a Buenos Aires? Impossibile.

E invece, contro ogni tipo di pronostico si trattava proprio del nuovo singolo del 74enne di Great Bookham, che il 2 Giugno tornerà con un album dopo 25 anni da Amused to Death e 15 dopo l’opera lirica Ça Ira, dal titolo Is this the life we really want? 

A metà tra l’incuriosito e lo spaventato, perché il rischio di assistere inerme alla messa in ridicolo di un Dio della storia della musica era concreto, è iniziato l’ascolto:

Il testamento spirituale di un uomo, prima che di un musicista

Disarmante. Mostruoso, belissimo, commovente. Roger Waters nel fingersi Dio si scaglia in un’invettiva sulla nostra società in un pezzo dalla musicalità di altri tempi.

La canzone, chitarra ed archi, sa emozionare portando alla mente sonorità floydiane, Wish You Were Here su tutti, con una naturalezza impensabile.  Deja Vu è un capolavoro infinitamente commovente, che passa in rassegna gran parte della carriera dell’inglese ed è proprio questo il suo punto forte: un testamento spirituale dell’Uomo Waters, ancor prima che del musicista, un lascito artistico di un livello spaziale.

Proprio per questo l’artista, che nel nuovo album ha inserito anche un pezzo tratto da alcune sue vecchie poesie, ha impiegato ben 25 anni per tornare sul mercato dicografico: c’era il rischio di un flop, ma anche la remota possibilità di poter scrivere a 74 anni una pagina di storia della musica e beh, Roger Waters ci è riuscito. Ancora una volta. Forse non l’ultima.

Alessandro Ferri

Grasso, grassissimo, ma non per questo meno bello degli altri. 23 anni, quasi giornalista, iscritto ad una facoltà stupida, amo scrivere per mostrare al mondo il mio ego smisurato. Prima di tutto però, viene la bellezza e credetemi, ne siamo ben forniti qui.

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